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611 posti resuscitati dalla cooperazione

BOLOGNA

I primi, all’inizio della crisi, sono stati il Cantiere Navale Polesano di Rovigo, la Micronix che a Pistoia produceva software per la gestione aziendale e Art Lining di Cavriago – tra Reggio e Parma – specializzata in cravatte d’alta gamma. Aziende fallite come società di capitali rinate grazie al coraggio e alla determinazione di alcuni dipendenti che si sono riuniti in cooperativa – investendo spesso indennità di mobilità e TFR – e grazie anche al sostegno di Coopfond hanno rilevato l’azienda e, con l’aiuto delle strutture di Legacoop e a volte di altre cooperative, ne hanno avviato una nuova gestione.

Si chiamano workers buy out, in sigla WBO, e costituiscono una delle risposte ai danni provocati dalla crisi che meglio fanno risaltare il valore e le potenzialità dello strumento cooperativo, capace di mobilitare energie e aprire opportunità anche là dove tutte le strade sembravano essersi chiuse. Puntando sull’intraprendenza personale: “Il nostro sostegno, attraverso un prestito o l’ingresso nel capitale – spiega il direttore di Coopfond Aldo Soldi – è sempre e comunque temporaneo: la cooperativa deve divenire in grado di sostenersi da sé”.

I casi mappati dal Fondo mutualistico di Legacoop sono, dall’inizio della crisi, ben 29, secondo un monitoraggio del marzo scorso. Si è partiti dai 3 del 2008 e dai 2 dell’anno successivo per arrivare al picco di 10 e 8 rispettivamente nel 2011 e 2012. Le regioni coinvolte? Ricalcano la mappa del radicamento cooperativo. Guidano la graduatoria, infatti, Emilia-Romagna e Toscana, con 11 interventi a testa, ma casi si registrano anche in Veneto e Lombardia e, al centro Italia, in Umbria, Marche e Lazio.

Per queste operazioni Coopfond ha erogato complessivamente 8,7 milioni di euro, equamente ripartiti tra finanziamenti (4,5 milioni) e acquisto (temporaneo) di quote del capitale sociale (4,1 milioni). Un’iniezione di liquidità che ha permesso di mettere in modo investimenti per 30,4 milioni di euro: un risultato che testimonia sia il ruolo positivo del Fondo come moltiplicatore di risorse, sia la capacità dei nuovi cooperatori di mettere in gioco se stessi e i propri risparmi, ottenendo anche l’erogazione di credito dagli istituti bancari.

Complessivamente i lavoratori interessati – ovvero i posti di lavoro non salvati, ma letteralmente resuscitati, visto che erano già stati inghiottiti dalla crisi – 611. La base sociale delle cooperative. Nutrite anche le compagini sociali. Solo in 10 casi la base è inferiore ai 10 soci, in 14 oscilla tra i 10 e i 30, mentre in cinque casi supera addirittura i 30 soci. Complessivamente gli ex dipendenti che hanno scelto di divenire cooperatori per sfuggire alla crisi sono stati in questi anni, per quel che concerne le operazioni sostenute da Coopfond, 504 (foto © Gaia Levi).